25 Aprile. Ricordare senza strumentalizzare

Mi sento in dovere di spiegare il senso della mia partecipazione a due cortei dedicati al 25 aprile.25_aprile

Uno nella mia Paderno Dugnano, l’altro a Milano.

Il 25 aprile è una data fondamentale per il nostro paese che si ha il dovere di ricordare, e celebrare, sempre. Come rappresentante delle istituzioni regionali mi sento ancor più impegnata nel mantenere viva la memoria affinché il significato dell’uscita dalla guerra non venga mai sottoposto a pericolosi tentativi di strumentalizzazione e di revisionismo storico a cui ci si deve opporre con tutte le forze.

Da bambina mio zio, che trascorse due anni in un campo di concentramento, mi raccontò che quei due anni li avrebbe comunque rifatti pur di continuare a garantire libertà alle generazioni future. Il nostro dovere, come semplici cittadini, e a maggior ragione, come rappresentanti istituzionali, è quello di ricordare ai nostri defunti che la loro morte non è st

ata vana e che è ancora tempo di resistenza nel loro nome e in quello dei loro ideali. Gli ideali della libertà.

Ed è per questi motivi che ho deciso che sarei salita sul palco insieme alla terza carica istituzionale dello Stato, Laura Boldrini. Perché, indipendentemente dalle gravi difficoltà politiche attuali, oggi era tempo di ricordare il passato, che è di tutti ed è per tutti. Nonostante tutto.

Come giustamente ha fatto notare Beppe Grillo nel suo post, il 25 aprile non è quello odierno, ancora lontano da quella libertà a cui anelavano i nostri defunti. Dobbiamo ancora imparare tanto dalla nostra storia d’Italia: il 25 aprile non è presente nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano, nella dittatura dei partiti, nell’informazione corrotta o nel tradimento della Costituzione, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle o nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale.

Il 25 aprile 1945 è da ricordare per quello che i nostri defunti volevano ottenere: la libertà.

Nonostante i politici attuali, ciò che va ricordato ogni 25 aprile è il rispetto per le istituzioni e la storia d’Italia, indipendentemente da chi “abita” le istituzioni in un preciso momento storico.

Ed è stato davvero sconfortante sentire l’attacco della presidente Boldrini alle parole di Beppe, perché la terza carica istituzionale avrebbe dovuto attenersi a parlare a tutti i cittadini e non solo ad alcuni, avrebbe dovuto ricordare in maniera super partes il significato del 25 aprile, tenendo viva la memoria dei defunti. Senza attacchi politici che, per ben due volte, si sono rivolti ad una forza politica che ha tutto il diritto di fare l’opposizione a modo suo e con le proprie modalità, nei limiti della Costituzione, così come abbiamo sempre fatto.

Una caduta di stile di questo livello mi ha infastidito al punto tale da decidere di scendere dal palco, in protesta.

Perché il 25 aprile è di tutti gli italiani, anche mio, anche di chi ha votato il M5S.

Nessuno si deve permettere di limitare il ricordo dei nostri defunti ad una classe politica che è distante anni luce da quella libertà tanto voluta nel 1945.

Né tantomeno la terza carica istituzionale.

Ora e sempre Resistenza.

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