Il San Raffaele sbarca al Senato

Signor Presidente,

colleghi Senatori,

è intenzione del M5S portare nuovamente alla Vostra attenzione e a quella dell’attuale Governo, prossimo alla fine del suo mandato, la gravissima e intollerabile situazione che sta coinvolgendo l’ospedale San Raffaele di Milano, con la speranza che il futuro esecutivo possa occuparsene con maggiore determinazione.

Qualche giorno fa 40 lavoratori dell’Istituto sono stati oggetto di alcuni provvedimenti di esubero, solo la prima tranche di un drastico piano di riduzione dei costi messo in atto dall’azienda ospedaliera che porterà, al suo compimento, al licenziamento di un totale di ben 244 dipendenti della stessa.

Piano che non si limita, naturalmente, a tali provvedimenti, prevedendo ulteriori sacrifici per il personale, quali la riduzione del 9% delle retribuzioni, la disdetta degli accordi aziendali e il passaggio dalla contrattazione di tipo pubblico a quella di tipo privato.

La nostra impressione è che, per l’ennesima volta, si scarichi sulla parte sociale più debole l’amaro conto di una gestione “allegra”, eufemisticamente parlando, della spesa pubblica, a discapito oltretutto del diritto alla salute sancito solennemente dall’art. 32 della nostra Costituzione.

In un contesto economico e sociale che non possiamo non definire critico, poiché sta conducendo i nostri cittadini a ridurre fortemente le spese per le visite e l’assistenza sanitaria, come tra l’altro chiaramente sottolineato dal presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini nel corso della sua recente audizione in Parlamento, la paradossale risposta delle istituzioni dinnanzi alla riduzione e al depotenziamento di una struttura d’eccellenza quale l’ospedale San Raffaele, menomato della professionalità di così tanti lavoratori che di essa sono il fattore determinante, si limita ad un assordante silenzio.

Un quadro così complesso e drammatico suscita senz’altro, nell’immaginario della popolazione, la necessità di prestare la massima cura e attenzione da parte dell’assessore competente, nella fattispecie il nostro collega Senatore Mantovani, di recente chiamato a presiedere la gestione della sanità nella Regione Lombardia.

Primo cittadino del Comune di Arconate, Vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Coordinatore del PdL nella medesima Regione e membro di questo augusto consesso: a tutto ciò si aggiunge l’onere della gestione di ben 17,3 miliardi di euro di budget, stanziato per vegliare sulla salute dei cittadini lombardi.

Già in un contesto ordinario questa incredibile capacità di ricoprire simultaneamente incarichi di così grande responsabilità da parte del nostro collega potrebbe far insorgere, nella mente dei più maliziosi, qualche dubbio quanto all’effettiva efficacia della sua azione: in un frangente tanto delicato, come quello oggetto delle presenti considerazioni, sembrerebbe sfiorare un virtuosismo funambolico, superando i limiti del tempo e dello spazio.

Come Senatrice e come cittadina al suo posto non potrei non chiedermi, in coscienza, se un caso tanto grave come quello del San Raffaele, non indichi chiaramente la necessità di operare urgentemente la scelta di dedicarsi in modo completo, esclusivo e puntuale all’incarico nella Giunta lombarda, proprio per garantire maggiormente, con una costante presenza, l’adozione delle migliori soluzioni possibili.

La vita e il benessere della popolazione, il diritto al lavoro dei cittadini lo domandano con crescente intensità, prima ancora di quei principi etici che dovrebbero essere riferimento costante quanto irrinunciabile per coloro che hanno l’onore e l’onere di gestire la cosa pubblica.

Proprio per questo i contorni di questa triste vicenda destano in noi stupore e amarezza: le inchieste giudiziarie e le indagini della commissione d’inchiesta regionale hanno svelato comportamenti gravi e illegittimi da parte degli amministratori, tra i quali fatture gonfiate e fondi neri.

Tutto ciò ha ineluttabilmente portato alla liquidazione di un prestigioso polo ospedaliero privato ma convenzionato, fruitore di una immensa quantità di denaro pubblico attribuitagli attraverso finanziamenti e contributi, come la stampa non ha mancato di sottolineare: non solo agli occhi del M5S, ma dell’intera cittadinanza, appare chiaro che nel caso San Raffaele la Regione Lombardia non è stata né in grado di stabilire criteri e requisiti rigidi e chiari per accedere alle risorse pubbliche, né di svolgere i necessari controlli per garantire la trasparenza dovuta.

Le istituzioni hanno fallito nell’espletamento dei propri doveri: non solo si è favorita la sanità privata a discapito di quella che appartiene alla collettività, ma ciò ha comportato un notevole aumento sia della spesa sanitaria regionale sia di quella delle famiglie lombarde.

Il nostro MoVimento crede invece che si possa e si debba tornare fortemente a riallocare queste risorse nella sanità pubblica, anche attraverso l’introduzione di un nuovo modello di progettualità ed efficienza del loro impiego: vogliamo trasformare quest’avversità in una prima opportunità di cambiamento.

La salute non deve più essere oggetto di ardite speculazioni finanziarie e di distrazioni di fondi, concepite a vantaggio di pochi e a detrimento di molti. Il profitto non può e non deve essere considerato più importante delle persone, specialmente in questo campo.

Signor Presidente, colleghi Senatori, verso i lavoratori dell’ospedale San Raffaele e verso i cittadini tutti non possiamo permetterci di restare indifferenti. Vi esortiamo alla responsabilità e soprattutto facciamo leva sulla Vostra sensibilità nel chiedervi di unirVi all’appello che leviamo al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e al Ministro della Salute, affinché intervengano con urgenza, nell’ambito delle proprie competenze, per trovare soluzioni utili a salvaguardare i livelli occupazionali, proprio come previsto dagli impegni assunti dalla proprietà con la cessione di ramo d’azienda disposta dal Tribunale Fallimentare di Milano, sospendendo i provvedimenti di esubero posti in essere in nome di un buco di bilancio del quale non ci conosce ancora nemmeno l’importo preciso né tantomeno le possibilità alternative di copertura.

Allo stesso modo chiediamo loro di adoperarsi in ogni modo possibile per ottenere dall’azienda un concreto piano di risanamento economico e di rilancio dell’Istituto, il quale ponga al suo centro la difesa e la valorizzazione dell’eccellente patrimonio umano e professionale costituito dai suoi dipendenti, patrimonio che la nostra nazione non può permettersi di vedere disperso.

In questi difficili tempi siamo tutti chiamati a soddisfare un forte bisogno di giustizia sociale: non troviamo parole più belle per esprimerla in questo campo di quelle dell’Art. 32 della Costituzione: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Grazie.

Senatrice Paola Taverna M5S

 

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1 Commento

  1. Roberto

     /  24 aprile 2013

    Well done 🙂

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