Expo2015: tra mafia e cemento sarà un non-evento (da miliardi di euro)

l 7 febbraio scorso, Silvana Carcano è ospite a TGr e improvvisamente le TV scoprono che il M5S è contrario ad Expo2015. Una sorpresa inaspettata? Da sempre siamo contrari alla cementificazione e all’esproprio di terreni agricoli, contrari ad uno sviluppo economico che consenta alle mafie del “movimento terra” di esibirsi nella danza dell’appalto, dell’appalto del subappalto, speculando come sempre sulle grandi opere e infischiandosene della salute pubblica.
La mafia al nord esiste, e ormai da anni il M5S lo grida. E non siamo i soli, perché leggendo la relazione della “Commissione parlamentare di inchiesta sugli illeciti connessi ai cicli di rifiuti” troviamo: “Non appare episodico il coinvolgimento della ‘ndrangheta nei lavori dell’Expo2015 e almeno in due episodi nella fase iniziale dei lavori, non ha funzionato l’attività amministrativa di prevenzione volta a impedire l’intervento subdolo e indiretto della ‘ndrangheta nelle opere dell’Expo2015.” E ancora: “Si deve ritenere che la ‘ndrangheta ha ripartito il territorio di gran parte, se non di tutta, della ricca regione lombarda, secondo un criterio a zone, che non lascia fuori nulla e garantisce un controllo pressoché assoluto su tutte le attività oggetto d’interesse.” Innumerevoli fonti parlano di Expo e mafia: da Nando dalla Chiesa ad associazioni, blog, giornali, fino alle stesse istituzioni che poi promuovono e sostengono Expo, ignorando le indagini della Dia e i loro sconcertanti esiti. Nel resoconto svolto dal colonnello Di Vito davanti alla commissione antimafia europea ad ottobre 2012 leggiamo che “Non esiste un solo grande cantiere pubblico lombardo che non abbia problemi di criminalità e che non sia stato oggetto di un provvedimento di interdizione da parte delle autorità.” Il colonnello riporta dati inquietanti con più di cinquecento fascicoli già avviati e due accessi diretti della Dia nei cantieri di Expo. Indicativo il caso dell’azienda messinese Ventura S.p.A., iscritta alla Compagnia delle Opere: dopo essersi aggiudicata, insieme ad altre imprese, l’appalto più grosso di Expo, la costruzione della piastra sulla quale sorgeranno gli edifici, appalto da 165 milioni ottenuto con un ribasso del 43%, è stata oggetto dell’interdittiva della prefettura di Milano venendo quindi sospesa dall’appalto stesso.

Le nostre ragioni di opposizione all’Expo non riguardano comunque unicamente le possibili infiltrazioni mafiose.
Il MoVimento 5 Stelle si domanda come un evento dal titolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” possa essere trasformato in una colossale cementificazione, che riguarderà oltre 2 milioni di mq di terreni e centinaia di chilometri di autostrade, devastando un territorio che in Lombardia viene già consumato al ritmo di ettari all’anno.
Per rispettare il senso del titolo ci saremmo almeno aspettati un Expo diffuso, con la ristrutturazione e il riuso degli edifici abbandonati, la riqualificazione delle aree dismesse e l’utilizzo degli spazi fieristici esistenti. Un evento sensato avrebbe coinvolto tutta la provincia senza consumo di aree agricole ma con l’aumento degli spazi verdi in città, degli orti urbani e con la valorizzazione del Parco Sud, area di produzione agricola di qualità a “chilometri zero” unica nel mondo. Speravamo almeno che Expo portasse edifici pubblici produttori di energia pulita, interventi alla mobilità e al trasporto pubblico, piste ciclabili, riduzione d’inquinamento, valorizzando le attuali strutture (come la Fiera di Rho) salvando i terreni, e allo stesso tempo riscoprendo il patrimonio artistico/culturale.
Sarebbe potuta essere l’occasione per trasformare Milano in un esempio per gli altri, cui i cittadini potessero contribuire con orgoglio, invece si sta rivelando un’operazione di finanza speculativa.
Considerando che le fiere sono retaggio del XIX secolo e che oggi, con un click del pc, tutto è visibile, qual è il senso di costruire capannoni e grattacieli per una fiera? All’Expo del 1992 di Siviglia parteciparono 42 milioni di visitatori, il doppio di quelli previsti per Milano. Fu un fallimento economico, come per Saragozza in Spagna, le Olimpiadi di Atene e Torino del 2006, dove il debito che era già di 1,7 miliardi nel 2001 arriva alla cifra di 2,97 miliardi dopo le Olimpiadi, ed è cresciuto fino a sfiorare i 4 miliardi di euro di oggi. Cifre che metterebbero in allarme qualunque buon amministratore pubblico sul rischio di prosciugare ogni risorsa degli enti pubblici e di accumulare debiti difficilmente recuperabili. Invece il Comune di Milano si sta indebitando ulteriormente a nostre spese per coprire i costi di Expo.
Tutto questo è stato più volte denunciato dal Movimento 5 Stelle di Milano in consiglio comunale.
Tutto il resto è online, a vostra disposizione affinché siate voi a formare la vostra opinione su queste grandi opere che, per un’esposizione temporanea, distruggeranno il paesaggio, l’ambiente e la salute di un’intera regione, arricchendo solo chi lucra e opera nell’illegalità.
Ci vediamo in Regione, sarà un piacere.

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